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Londra, 31 dicembre 2004 |
Non credo sia possibile raccontare
attraverso le fotografie. Alla forma del narrare appartiene infatti
la tessitura della temporalitā, quel negarsi del prima nel dopo che
viene escluso dal carattere puntuale e asintattico degli scatti fotografici.
Il fotoromanzo č in teoria impossibile e in pratica orribile. Esiste
invece la possibilitā di affidare ad una sequenza di fotografie gli
incipit di altrettanti movimenti di una costruzione narrativa unitaria:
ogni scatto sarebbe l'inizio di un capitolo (o di una sequenza) di un'unica
storia, i cui svolgimenti e le cui cuciture verrebbero consegnati alla
immaginazione di chi osserva. I singoli scatti, attorno ai quali comunque
la storia si articola, autorizzeranno molte possibili narrazioni ma
non ne comanderanno nessuna.
D'altra parte ogni fotografia, proprio per la sua atemporalitā, per
il suo essere compressa (o sospesa?) fra un passato e un futuro inesistenti,
evoca il pieno che riempirebbe quel vuoto, il prima e il dopo dell'evento
fotografato: una storia, appunto.
Queste foto, scattate il 31 dicembre a Londra, sono il diario di una
giornata, dalla mattina alla notte, da un riflesso su una vetrata alle
dieci di mattina fino al ritorno a casa sul metro alle 2 di notte. Era
l'ultimo giorno di un anno cattivo, finito malissimo, e sembra forse
un qualunque giorno feriale. Ma questa č giā un'aggiunta di senso, una
cucitura arbitraria, un abbozzo di tessitura narrativa autorizzata ma
non comandata dalla sequenza delle fotografie.
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